Momenti stupidi, in cui sembra che facile sia bello. Amo la difficoltà, la verità, il non abbandonare mai. Amo studiare con Eddie Vedder che si propaga per la casa, e c’è un bel clima settembrino, e Thelma comincia il suo pisolino sul divano. Non voglio più scordami chi sono, nemmeno per un istante.
Mangio cracker salati davanti al pc, e mi godo un pomeriggio d’ozio. Stamattina un altro esame, e ora mi sento più che stanca. Ripenso alla cena di ieri sera: Tu mi hai cucinato le tue famose buonissime patate al burro, e tagliato i miei affettati preferiti. Hai sopportato ancora una volta i miei nervosismi e la mia stanchezza. Non mi viene in mente niente che conti più di questo. Il tuo appoggio, sempre. Oggi mi accontento di guardare video di gatti su Youtube, lasciando che la stanchezza scivoli via. Mi ha chiamata la biblioteca, ed è pure arrivato il mio libro ( Al faro, Virginia Woolf). Si aggiungerà ai libri che divorerò in questi giorni.
Momenti stupidi, in cui sembra che facile sia bello. Amo la difficoltà, la verità, il non abbandonare mai. Amo studiare con Eddie Vedder che si propaga per la casa, e c’è un bel clima settembrino, e Thelma comincia il suo pisolino sul divano. Non voglio più scordami chi sono, nemmeno per un istante.
Mattina seguente a una notte di tempesta. Alberi caduti, il lago più che mosso, aria fresca e strade piene di sassi. Notte semi-insonne, con finestre chiuse e rumori assordanti. Mancano più di tre giorni all’ esame, martedì pomeriggio. Ho già finito di studiare, ho tre lunghissimi giorni per ripassare. E nessunissima voglia di farlo.
Ieri pomeriggio, io e te, nell’aria prima della tempesta in montagna. Riparati sotto la tettoia di una casetta di legno, a parlare e rabbrividire. Finalmente noi due senza libri di mezzo. Questa sarà l’estate squattrinata delle camminate, e ovviamente immagino e pregusto le mete, la fatica, la soddisfazione, il panino al salame della vetta, l’accoglienza del rifugio…
Estate di montagna, e qualche giorno al mare con i miei, dopo l’esame. Thelma ha già il suo posto nella ” pensione per gatti “, dalla sua veterinaria.
Manca solo da archiviare questo esame, comprare il biglietto del treno per il mare, passare i due giorni prima a casa da soli, salutare le amiche, preparare una specie di valigia. Sarà anche un’estate un pò anomala, di montagna e di studio, ma ne sono felice. E non l’avrei mai detto.
Leggere, sottolineare, ripetere. Apprendere, ricordare, memorizzare. Dimenticare, andare a rivedere, nuovamente ricordare. La fatica dei primi giorni di studio intensissimo pre-esame lascia il posto alla consueta frenesia di ripasso continuo. Fuori esplode l’estate, qua dentro io e il mio cervello fondiamo a modo nostro. Il giugno e il luglio di uno studente universitario in modalità sessione estiva sono così. Nervosismo, ansia, ma anche una certa sicurezza di sè e una voglia di concludere in bellezza anche questi esami. Gli attimi di pausa sono contati, tipicamente connotati dall’ingurgitamento di schifezze e di litri di caffè, attimi di coccole a Thelma, minuti al telefono, corse serali, attimi di lettura rubati, film in streaming quando ormai la palpebra è cadente, e corpo e mente reclamano una cosa sola: il letto. I pochissimi momenti per noi, che ricaricano. Ricaricano tantissimo.
Anche questo sarà un pomeriggio di inevitabile ripasso, ma solo dopo aver bruciato un pò di calorie ma soprattutto di tensione sul mio stepper (rivalutato) con la musica altissima, e una bella doccia. Ore di studio e poi, finalmente, a cena con te. E’ periodo d’esami, sono stanca e molto irritabile: ma felice. Chi mi conosce sa che in momenti di stress, oltre a stressarmi, penso a ciò che sarà dopo: libertà, sole, letture, nuove mete.
Domani mattina la sveglia è puntata per le 8: preparerò la mia colazione ( caffè o tè verde, due o tre fette di pan carrè tostate con marmellata ) e spero che alle 9 io stia studiando nel fresco dello studio. Non voglio più studiare fino all’una di notte, e svegliarmi rintontita alle 11. Stasera alle 7 vado anche a correre, sperando di trovare la voglia per andarci un pò più spesso. Insomma, non so se si è capito: cerco d’impegnarmi per arrivare alla fine di questa sessione estiva soddisfatta, in forma, pronta a godermi dei giorni di meritato riposo. Anche Lui si sta impegnando, e proprio nella fatica sto comprendendo quanto lo amo.
Adoro fantasticare sulla libertà, dopo la fatica. E’ come quando ci si prepara ad una lunga gita in montagna: ci si allena, si sa che saranno ore di fatica, di salita, di acqua da razionare, di sudore. Ma quando si arriva in cima ci si siede su un sasso nell’erba: si contempla la natura, la meta raggiunta. Si apre lo zaino e si addenta con gioia un panino al salame, si beve acqua fresca a volontà.
Diritto privato comparato giovedì, procedura penale sovranazionale venerdì. Sono tranquilla, ripasso a oltranza e mi godo i riflessi dorati che compaiono sui miei capelli asciugati al sole. Bere il caffè in quella tazzina, e pensarti. Sulla scrivania la lavagnetta magnetica con le tue scritte, prima della partenza per Roma. Sei stato via due giorni, io ripetevo con davanti la lavagnetta, serena. Stasera mi concedo un gelato con le amiche, soddisfatta del lavoro di oggi. Yogurt e fragola, credo. In questi giorni di studio, sole in terrazza, solitari pranzi ho anche semi-imparato a fare la treccia alla francese, e a quanto pare anche a stare più tranquilla. E’ così che si deve affrontare il Mondo.
La volpe tacque e guardo’ a lungo il piccolo principe:
“Per favore… addomesticami”, disse.
“Volentieri”, disse il piccolo principe, “ma non ho molto tempo, pero’. Ho da scoprire degli amici, e da conoscere molte cose”.
“Non si conoscono che le cose che si addomesticano”, disse la volpe. “Gli uomini non hanno piu’ tempo per conoscere nulla. Comprano dai mercanti le cose gia’ fatte. Ma siccome non esistono mercanti di amici, gli uomini non hanno piu’ amici. Se tu vuoi un amico addomesticami!”
“Che cosa bisogna fare?” domando’ il piccolo principe.
“Bisogna essere molto pazienti”, rispose la volpe. “In principio tu ti sederai un po’ lontano da me, cosi’, nell’erba. Io ti guardero’ con la coda dell’occhio e tu non dirai nulla. Le parole sono una fonte di malintesi. Ma ogni giorno tu potrai sederti un po’ piu’ vicino…”
Il piccolo principe ritorno’ l’indomani.
“Sarebbe stato meglio ritornare alla stessa ora”, disse la volpe.
“Se tu vieni, per esempio, tutti i pomeriggi alle quattro, dalle tre io comincero’ ad essere felice. Col passare dell’ora aumentera’ la mia felicita’. Quando saranno le quattro, incomincero’ ad agitarmi e ad inquietarmi; scopriro’ il prezzo della felicità! Ma se tu vieni non si sa quando, io non sapro’ mai a che ora prepararmi il cuore… Ci vogliono i riti”.