E’ tutto il giorno che piove, incessantemente. Giornata di studio proficuo, e di parallele riflessioni. Ci potranno essere giornate nere, giornate storte, brutte persone sulla mia strada. Ma io, sebbene non sappia ancora esattamente quale sia, so come dovrebbe essere. So cosa si prova, urlando su una carcassa di macchina, accanto a una casa che è una nave, su un infinito abisso inesplorato. So che il mio essere onesta, con me stessa e con gli altri, in questo paese svalvolato forse non mi porterà a nulla, ma spero di non perdere mai questa coerenza, e questo modo di voler essere. Sì, e sempre la stessa storia, ma non mi stanco di ripeterla, visti i tempi bui…
Vi lascio qualche video e qualche link, che hanno accompagnato la mia giornata ( la canzone degli Shins a dire la verità è già qualche giorno che non me la scrollo ).
Mi sento un pò scema a scrivere questo post, ma dovrò pur scriverlo prima o poi. Ecco, lo dico: ho cambiato idea. Riguardo a quella questione di chiudere il blog. Diciamo che il post precedente l’ho scritto di getto, data la mia natura un pò impulsivae categorica e drastica. Ho ripreso anche a scrivere su carta, è vero, e non smetterò. Mi sono però resa conto in questi giorni che in fondo scrivere qui è una necessità, un mezzo di comunicazione con cui raggiungere chiunque, uno strumento prezioso. Delle mie folgoranti e passeggere passioni l’unica che resiste è la scrittura. Non ha senso chiuedere, per poi riaprire nuovamente e richiudere e riaprire. Se non scriverò significa che non avrò nessuna ispirazione. Tra l’altro ho perso tutto quello che avevo scritto negli anni passati, nell’altro blog. Non ero ancora riuscita a tarsformare tutto in carta, maledetta procrastinatrice che non sono altro. Scusate, cari lettori, per questo colpo di testa (l’ennesimo, lo so e sempre lo stesso), ma dovete prendermi così.
Il post sotto fa abbastanza ridere, ma lo lascio perchè mi avete scritto delle cose troppo belle.
Intanto, come spesso ho fatto e farò, vi lascio con la canzone di oggi. Quella con cui mi sono svegliata, e di cui oggi mi nutro. Aspettando un altro ritorno, però non improvviso: più che aspettato.
Certe cose devono finire. Era tanto tempo che ci pensavo: non mi va più di condividere con la rete pensieri, informazioni personali, parole. Questo blog non poteva andare avanti all’infinito. C’è bisogno di un pò di rinnovamento. Non escludo che tornerò a scrivere in rete, ma non qui. Ho ricominciato a scrivere su carta, e ne ho riscoperto la bellezza e l’intimità. Non è successo nulla di sconvolgente nella mia vita tale da farmi chiudere. Semplicemente non mi va più.
Ringrazio chi ha sempre letto, commentato; chi si è davvero interessato. Grazie di cuore, i vostri indirizzi virtuali non si perderanno certo con questo blog in chiusura. Lascerò il blog ancora per qualche giorno, poi salverò tutto quello che ho scritto, stamperò e cancellerò. Diventerà tutta carta per me.
Qualche giorno di Liguria, appena dopo l’ultimo esame, mi ha regalato un bel colore marroncino ambrato e riflessi di miele. Agosto si apre lungo davanti a me, e si riaprono anche i libri. Mi consolo con una bella mattinata in una Milano quasi deserta, con un paio di ballerine blu di cuoio profumato prese nel negozietto di Mauro Leone vicino a Porta Ticinese, con la mia Moleskine rossa presa molto in anticipo. Estate in città, per niente male. Tu sempre presente, costante punto di riferimento quando sento di essere su lunghezze d’onda diverse dagli altri.
Mattina seguente a una notte di tempesta. Alberi caduti, il lago più che mosso, aria fresca e strade piene di sassi. Notte semi-insonne, con finestre chiuse e rumori assordanti. Mancano più di tre giorni all’ esame, martedì pomeriggio. Ho già finito di studiare, ho tre lunghissimi giorni per ripassare. E nessunissima voglia di farlo.
Ieri pomeriggio, io e te, nell’aria prima della tempesta in montagna. Riparati sotto la tettoia di una casetta di legno, a parlare e rabbrividire. Finalmente noi due senza libri di mezzo. Questa sarà l’estate squattrinata delle camminate, e ovviamente immagino e pregusto le mete, la fatica, la soddisfazione, il panino al salame della vetta, l’accoglienza del rifugio…
Estate di montagna, e qualche giorno al mare con i miei, dopo l’esame. Thelma ha già il suo posto nella ” pensione per gatti “, dalla sua veterinaria.
Manca solo da archiviare questo esame, comprare il biglietto del treno per il mare, passare i due giorni prima a casa da soli, salutare le amiche, preparare una specie di valigia. Sarà anche un’estate un pò anomala, di montagna e di studio, ma ne sono felice. E non l’avrei mai detto.
Sono da poco passate le otto, e sono già in piedi da più di un’ora. Ho salutato fratello e cugino in partenza per qualche giorno di mare in Liguria, nella casa degli zii. Improvvisamente ho avuto voglia di partire, una voglia prepotente e malinconica. Perchè quest’anno non so se ci sarà una partenza. L’ultimo esame il 21 luglio, procedura penale spostato a settembre (ripassare tutto in dieci giorni, dopo due esami a fuoco è troppo anche per me, non ce l’ho fatta); Lui che deve recuperare e pensa giustamente solo a quello. I pochi soldi. Quest’anno c’è poco spazio per i programmi estivi. Non dovrei lamentarmi, visto che sono sempre partita e sempre all’ultimo minuto. Non dovrei lamentarmi, punto. E’ che sono stanca, e avrei voluto avere una cugina che fosse passata a prendere me, stamattina.
Studio ancora, e sono prossima all’esaurimento nervoso. Arrivederci al giorno in cui sarò in vacanza, e potrò sicuramente scrivere qualcosa di più interessante. Urge caffè. E tanta buona volontà.
Provare ad essere forti è un obbligo. E’ necessario passare viaggi in macchina la sera nascondendo le lacrime, guardando le luci lunghe sopra il lago, e osservando i passeggeri delle altre macchine, passeggeri che sembrano tutti diretti ad una festa. Le lacrime non si trattengono, ed è necessario anche questo. Pensare a quel ragazzo che ti ha dato e ti da ancora così tanto, e allo stesso tempo ti fa soffrire; è necessario ricordarsi delle cose belle, e sapere che ci sono ancora. Quel ragazzo di cui proprio ora hai sentito la voce. Che domani rivedrai ancora: è necessario pensarla così. Ascolto John Lennon e la sua canzone di Natale che non c’entra niente, ma mi fa sentire ottimista. E allora la metto, e mi preparo ad andare a dormire.
Questa ragazza è morta così, davanti a una telecamera, tra spari e urla. Stava camminando, manifestando pacificamente per le strade della sua città. Guardando questo video non posso trattenere il pianto. Facciamo girare queste immagini tragiche, dimostriamo che Internet può abbattere qualsiasi censura, qualsiasi regime liberticida.
Quante volte mi è capitato di immaginare qualcosa, un evento futuro, di costruirlo nella mente e poi di esserne delusa? Quante volte ho immaginato una persona inventandola completamente? Quanto tempo perso a pianificare atteggiamenti e conseguenze impianificabili? Cercando sempre di essere l’unica creatrice del futuro, cercando di tagliare fuori destino, imprevisti e lacrime. Solo tu, fra tutti, sei riuscito a calmare questa parte di me. Ora non riesco più a fare qualcosa solo per me, senza ansia, senza preoccuparmi di tutto ciò che sta intorno. Tutto sta intorno e non dovrebbe toccarmi. Non tutto l’intorno vorrei eliminare, ma solo l’intorno che razionalmente non m’importa, ma che non mi sta dando tregua. Andatevene, aspettative maledette, perchè non mi fate respirare.
C’è afa. Poco più di un giorno fa il primo esame è andato, e sono già davanti al pc: devo scrivere una tesina di venti pagine sulle adozioni internazionali. Troppe aspettative distruggono impegno, intelligenza, calma. Scrivere ricostruisce tutto.
” Pronunciare una ferita quando è appena ricucita non è semplice. Arginare la tensione, contenere un’emozione è più nobile. “