
Due giorni nella casa in montagna sono l’ideale, se l’obiettivo del fine settimana è riposarsi e leggersi tutto di filato un buon libro, magari spaparanzata al sole. E’ quello che ho fatto. Ma non so definire questo libro. Sicuramente scritto molto bene, ma triste, tristissimo. Nella giornata romana che viene raccontata, s’intrecciano le vite di una famiglia ormai sfasciata, di un politico bugiardo e leccaculo in piena campagna elettorale, della sua sofisticata e tristissima moglie, di suo figlio anarchico, di un professore gay che ama in silenzio per dieci anni. In questo romanzo non c’è nessun momento di serenità. Tutto è minuziosamente raccontato in tutta la sua verità, crudità, autentica tristezza. Mi ha lasciata intontita, smarrita di fronte a tanta perspicacia, alla capacità di creare personaggi così vividi, così reali, così tragici. Non voglio anticipare nulla, ma questo libro è struggente, ruvido, vero. Scorre veloce, ma certi passi sono quasi feroci, sembra che i personaggi escano dalle pagine, avrebbe certamente esclamato la mia professoressa. E’ spiazzante come il libro porti quasi continuamente riflettere sulla estrema difficoltà di capire il nostro prossimo. Dietro alla facciata chissà cosa c’è, e la facciata può essere guardata da milioni, ma che dico, miliardi di angolazioni diverse. Non so se avrò mai il coraggio di rileggerlo, certi passi sembrano scritti per me, o da me, se mai ne avessi avuto la capacità. Adesso mi do a Severgnini, e domani inizio a studiare per il prossimo esame. Domani, grande giornata tra l’altro.