E svegliarmi un quindici giugno come questo senza alcun pensiero. Accenderei il computer sorseggiando il mio caffè e gustando una treccina calda, non fumerei subito una sigaretta e comincerei a godermi le vacanze. Tre mesi di vacanze, qualche compito quando non si ha nulla da fare, leggerei tutti i libri che voglio, starei sveglia fino alle 4 di mattina per finirne uno. Andrei al lago a prendere il sole, a giocare a pallavolo, al parco, ai concerti della fine della scuola, sarei spensierata per tre mesi. Sarei obbligata ad andare al mare coi miei genitori, ma sarebbe pur sempre mare, e poi non dimentichiamoci che avrei quindici anni. Mi abbronzerei tanto da sembrare una marocchina, come al solito, e piangerei il giorno della partenza verso casa. Rivorrei i miei quindici anni per queste cose. I miei ventidue anni, ora come ora, sono carichi di esami, di responsabilità, di vacanze talmente lontane che non ne vedo l’inizio, è troppo lontano. Ci sei Tu, a casa su quei libri. Libri attorno ai quali ruota tutto. Ci sono io, che nelle pause mi diverto a scrivere, fumo una sigaretta, mi rimetto sui libri. Sarei voluta essere qualche giorno fa davanti al cancello del mio liceo, e urlare ” Scuola di merda! ” coi capelli bagnati e la voce roca, e allontanarmi nella vietta che porta al centro, verso l’estate. Torno allo studio, ma solo dopo una sigaretta e un bel sospiro d’incoraggiamento. Lo ripeto ogni volta, ma non potete capire come desideri il giorno della mia ( nostra ) libertà.

Shall I compare thee to a summer’s day?
Thou art more lovely and more temperate
William Shakespeare, The Sonnets, XVIII