Ma la smetti di pensare a quel quadrupede? (cit.)
Ieri sera alla cena noi donne ci siamo sbizzarrite nel cercare un nome alla gattina in arrivo. Ne abbiamo dette di ogni: Rita, Tea, Kate, Rudy, Camilla, Terry, Diane e decine d’altri. Oggi la mamma ha proposto Grigina e no, non servono commenti. Io nella mia testa ho sempre lo stesso nome, Thelma. Si chiamerà così, è deciso. Fosse anche solo per QUESTO -lasciate perdere i sottotitoli in svedese.
De Amicitia.
Stasera c’è una pizzata a sorpresa: tutti, tranne me, si sono dimenticati di fare gli auguri a U. e qualcuno ha giustamente pensato a un degno rimedio. Saremo tutti in quella pizzeria all’aperto, accanto alla scuola di musica, ad aspettare di vedere la sua faccia imbarazzata ma felice -si spera.
Non so come avrei reagito, se nessuno si fosse ricordato del mio compleanno. Anzi lo so: fiumi di lacrime colme d’inutilità. Ieri pomeriggio, dopo aver passato due ore in un centro commerciale con l’amico G. ( a prendere il regalo di compleanno per Lui ) abbiamo parlato di amicizia davanti ad una birra ghiacciata e un improbabile prosecco – la cameriera ci ha anche gentilmente offerto delle patatine verdi, con annessi peli: lasciamo perdere. Le conclusioni di questa accesa discussione: non importa non avere una compagnia fissa, se la compagnia fissa è un residuo di frequentazioni adolescenziali ormai sbiadite e con poco senso; meglio coltivare le amicizie che interessano sul serio; mai sentirsi soli perchè si è fatta questa scelta; se si frequentano persone con cui si è scelto di uscire ci si diverte il triplo; è una scelta adulta e consapevole. Ecco.
Secchiate notturne.
Con il caldo di questi giorni non mi resta che studiare di notte. Musica, il mio lapis, la finestra aperta, pensieri felici come l’aria fresca che entra.



Comincia il conto alla rovescia!
Lo so, vi sto ammorbando con questa storia del gatto. Ma ho altre buone notizie, e non riesco a fare a meno di scriverne. Sono appena stata dal veterinario al quale mi ha diretta l’amico di famiglia che dicevo ieri, e ho ancora gli occhi che luccicano. L’infermiera – una fotocopia italiana di Charlotte Gainsbourg - mi ha fatta entrare in un salone pieno di gabbiette, ed ecco che mi vengono incontro le due gattine tigrate e la loro mamma, una gatta grigia con due occhi verde smeraldo. Una, mi spiega Charlotte, ha un’ernia e dev’essere operata. Io avrò l’altra, decisamente più vispa e cicciottella. Tra dieci giorni sarà mia. E ora, nei ritagli di tempo che l’incombente esame di diritto commerciale mi concederà, comincerò a comprare tutto l’occorrente. Cara gattina io ti aspetto, anche se non so ancora come ti chiamerai, io ti aspetto. Non sarai Thelma, no. Lei è stata la mia gattina sfortunata, tu sarai coccolata anche da mia madre. E oltre ad una morbida cuccia ti aspetta anche un nuovo nome- consigli?
Tra un attimo vado a correre. Ho della tensione da eliminare, soprattutto prima della serata di studio folle che mi attende. Vi lascio con questo video, la mia gattina è esattamente così. Oh-mio-dio, meglio che la smetto, se non voglio che il mio blog sia frequentato solo da gattare.
Buone nuove
E’ incredibile come le cose possano cambiare nel giro di -neanche- due giorni. Mia mamma ha cambiato idea: ” Puoi prenderlo quel gattino se proprio muori. ” Peccato che quel gattino, anzi quella meravigliosa gattina che per un giorno si è chiamata Thelma ora sia già in un’altra casa. Dopo la delusione iniziale – mi sono buttata tra le Sue braccia e ho pianto come una bambina – mi sono ripresa: senza esitare ho chiamato il gattile della mia città, gestito da un vecchio amico di mio padre. Certo che ce ne sono di gattini abbandonati che aspettano solo qualcuno che li venga a prendere! Domani devo richiamare, i volontari e il veterinario mi sapranno dire esattamente quanti gattini ci sono, la loro età, il sesso, il loro colore. Sono emozionata, salverò un gattino: ma non voglio dire più nulla. Spero che al prossimo post potrò presentarvi quel gattino ancora sconosciuto che salverò dalle gabbie.
Per ora vi regalo questa. Enjoy.
Queen Jane Approximately – Bob Dylan, Highway 61 Revisited, 1965
Now when all the bandits that you turned your other cheek to
All lay down their bandanas and complain
And you want somebody you don’t have to speak to
Won’t you come see me, Queen Jane?
Won’t you come see me, Queen Jane?
Ciao Thelma.
Potrò dire che ho avuto una meravigliosa gattina tigrata per un giorno. Potrò dire di averla fatta giocare, nella Tua camera, potrò dire che si è addormentata sulle mie gambe. Potrò dire che questa gattina, alla quale avevo dato il nome di Thelma, mi ha reso felice con poco, con una zampina che giocherella con le mie dita, con la sua lingua ruvida sulla mia guancia. Potrò dire che ci siamo piaciute subito, e che non ha mai avuto paura di me. Potrò dire che ho osato portarla a casa. Potrò dire che mia madre non mi ha fatta entrare, e che io e te, piccola Thelma, siamo rimaste fuori casa quattro ore. Potrò dire che ho cercato di resistere, ma quando ho capito che per te sarebbe finita male, che saresti stata male, che non sarei potuta uscire di casa perchè nessuno si sarebbe preso cura di te, ecco, ti ho riportata a casa. Potrò dire che appena hai visto i tuoi fratellini avete ricominciato felici a giocare, e che la tua mamma ti ha subito dato un pò di buon latte. Potrò dire che ho perso un’altra volta. Potrò dire che non pensavo si arrivasse a tanto. La verità è che non potrò dire proprio un cazzo, solo aspettare di andarmene da qui. E non è la classica frase da adolescente che non sono più, è una triste consapevolezza.
Un giorno perfetto.

Due giorni nella casa in montagna sono l’ideale, se l’obiettivo del fine settimana è riposarsi e leggersi tutto di filato un buon libro, magari spaparanzata al sole. E’ quello che ho fatto. Ma non so definire questo libro. Sicuramente scritto molto bene, ma triste, tristissimo. Nella giornata romana che viene raccontata, s’intrecciano le vite di una famiglia ormai sfasciata, di un politico bugiardo e leccaculo in piena campagna elettorale, della sua sofisticata e tristissima moglie, di suo figlio anarchico, di un professore gay che ama in silenzio per dieci anni. In questo romanzo non c’è nessun momento di serenità. Tutto è minuziosamente raccontato in tutta la sua verità, crudità, autentica tristezza. Mi ha lasciata intontita, smarrita di fronte a tanta perspicacia, alla capacità di creare personaggi così vividi, così reali, così tragici. Non voglio anticipare nulla, ma questo libro è struggente, ruvido, vero. Scorre veloce, ma certi passi sono quasi feroci, sembra che i personaggi escano dalle pagine, avrebbe certamente esclamato la mia professoressa. E’ spiazzante come il libro porti quasi continuamente riflettere sulla estrema difficoltà di capire il nostro prossimo. Dietro alla facciata chissà cosa c’è, e la facciata può essere guardata da milioni, ma che dico, miliardi di angolazioni diverse. Non so se avrò mai il coraggio di rileggerlo, certi passi sembrano scritti per me, o da me, se mai ne avessi avuto la capacità. Adesso mi do a Severgnini, e domani inizio a studiare per il prossimo esame. Domani, grande giornata tra l’altro.
Dopo I’m not there, non chiedetemi perchè o che cosa c’entra.
Che cosa è quella strana magia
se tu sei felice allora anche io posso esserlo
te ne stai a un pò d’asfalto di distanza
quanto ci mette la luce del sole a raggiungere la terra?
io sono qui invece di stare su
e in fondo aspetto che sia domani solo per riabbracciarti
e per mettere ciò che sono
o vorrei essere
o che ho voglia di mettere
per sentirmi meglio


All I can do is be me
Whoever that is
Chiedo aiuto a chiunque passi di qua.
Il mio amico continua a dirmi che devo svegliarmi a prendere il gattino, prima che diventi una tigre. Io, stupidamente, ho cercato di convincere mia madre invece che fregarmene e portalo a casa, sorpresa. Lei dice che assolutamente non lo vuole, perchè portano malattie e ” le fanno senso ” ( ridere, prego ).
Cosa faccio? Ho pensato di ricorrere allo sciopero della fame, ma cederei subito. Ho anche pensato di non portarlo a casa, che questa in fondo è casa sua, che non posso farlo, che non voglio problemi. Ho anche pensato di portalo lo stesso, e vedere cosa succede, ho pensato d’impormi una volta tanto. Ma non so decidermi. Lui mi dice fatti valere. Aiuto!

Immagine presa sul blog di Luigi Perrella.
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