Tra cartelloni di fasulle campagne elettorali, volti sorridenti e battute imbarazzanti, in questo paese capita di sentire storie agghiaccianti, che capitano a persone che conosci, e tavolta sono persone che ami. Strani scherzi del destino, o semplice e pura sfiga. Chi lo sa. Destino crudele o sfiga che sia non basteranno le vaghe proposte dell’imbrillantinato di turno a cambiare ciò che irreversibilmente è capitato. Ci sono due livelli di destinatari: l’elettore generico, e la persona. L’elettore generico può avere le idee chiare o, nella maggioranza dei casi, non aver capito nulla, poichè la vaghezza e la similitudine delle proposte sono a dir poco improponibili, ma comunque andrà a votare senza aver capito bene cosa sta facendo, ma pur sempre elettoralmente speranzoso; poi, nello stesso corpo c’è la persona, che avrebbe richieste appunto personali, derivate dalla sua storia, dalle sue sfighe, dalle sue esigenze che non sono strettamente prese in considerazione da nessuno. Non potrebbe essere altimenti. L’elettore generico si trova a votare per soggetti insignificanti, e nello stesso tempo da solo deve affrontare tutto quello che la vita gli ha gentilemente riservato. La politica non può ovviamente risolvere tutti i problemi di tutti i cittadini-persona, ma certo è che se chi pretende di governarci fosse un tantino più credibile, almeno si avrebbe una speranza di cambiamento. Una speranza, un alleggermento anche solo potenziale, mentale. L’assurda sensazione che ci sia qualcuno che possa tenerci sul serio e gratuitamente, al miglioramento del suo paese, che sia appassionato e quasi eroico. No. Nemmeno questo. La disillusione è palpabile, e mentre ognuno di noi è preoccupato a gestire tutti i suoi cazzi ( perdonatemi il francesimo ), ci tocca anche giornalmente di accendere la tivù e sospirare scuotendo la testa. Ci tocca di sentire da persone perlopiù incompetenti che parlano dei “nostri problemi ” e nel frattempo guadagnano dei bei quattrini senza risolverne mezzo, di nostro problema. Vaghezza, sensazione di abbandono, degrado culturale. La situazione è proprio una merda, voi che dite? Sperare o sparire?

Intanto che decido, mi ascolto questa canzone di Rino Gaetano:

 

Ti Ti Ti Ti

Rino Gaetano, 1980

A te che sogni una stella ed un veliero
che ti portino su isole dal cielo più vero

a te che non sopporti la pazienza
o abbandonarti alla più sfrenata continenza
a te che hai progettato un antifurto sicuro
a te che lotti sempre contro il muro
e quando la tua mente prende il volo
ti accorgi che sei rimasto solo
a te che ascolti il mio disco forse sorridendo
giuro che la stessa rabbia sto vivendo
stiamo sulla stessa barca io e te

ti ti ti ti ti ti ti ti ti ti ti . . .
a te che odi i politici imbrillantinati
che minimizzano i loro reati
disposti a mandare tutto a puttana
pur di salvarsi la dignità mondana
a te che non ami i servi di partito
che ti chiedono il voto un voto pulito
partono tutti incendiari e fieri
ma quando arrivano sono tutti pompieri

a te che ascolti il mio disco forse sorridendo
giuro che la stessa rabbia sto vivendo
stiamo sulla stessa barca io e te
ti ti ti ti ti ti ti ti ti ti ti . . .

2 Responses to “Siamo sulla stessa barca, io e te.”

  1. sariti Says:

    rino gaetano era avantissimo con le sue canzoni ed io ho sempre avuto un debole per lui…c’e’ tanta tristezza in giro, cara julie…hai detto giusto, manca una cosa fondamentale a chi ci governa…e quella cosa si chiama passione…

  2. Julie Says:

    l’attualità di questo testo è disarmante..se ci aggiungi anche le immagini del video ( tranne l’immagine di “the wall” dei pink floyd che non ho capito cosa significa lì in mezzo )..


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