Dora
Gennaio 4, 2008
Mi chiamo Dora, ho quasi novant’anni e sto comodamente seduta sulla mia poltrona reclinabile, nella stanza di questa “Casa per anziani” – la chiamano così – che i miei figli pagano per me da quasi dieci anni: è piccola e con le pareti gialline, rilassante e solitaria. L’infermiera Jessica viene a trovarmi ogni ora: è gentile, si preoccupa della mia salute e ogni tanto mi aiuta a sfogliare vecchi album di fotografie. Oggi ho voglia di guardare gli scatti del mio matrimonio, era il tredici di marzo del lontano millenovecentotrentanove. Avevo un rossetto rosso che aveva suscitato una specie di orrore in tutte le comari presenti, ammirazione nelle giovani damigelle e invitate. Accarezzo sorridendo i bordi zigzaganti di quel mio primo piano, ricordo il colore delle mie labbra, risento il profumo di fiori di campagna intorno alla chiesa. Mi sembra quasi di provare di nuovo quella gioia di giovane donna all’inizio di una nuova vita, anche se le mie membra sono cadenti e il mio respiro affannoso: sono in realtà quelle di una povera vecchia abbandonata in un ospizio come un animale, alla sua fine. Sospiro rumorosamente, e chiedo a Jessica di girare la pagina e di portarmi un caffè e una sigaretta. “Semmai un pò d’acqua e una bella pastiglia, signora Dora, che mi sembra si stia agitando un pò troppo “, risponde lei alla mia strampalata richiesta. Gira pagina, e io so bene chi c’è dietro: lui. Quel bell’uomo alto, moro, dagli occhi fieri e dolci che era mio marito, prima che quell’infarto maledetto me lo strappasse via: era il cinque di febbraio del millenovecentoottantaquattro. Guardo quella foto e trangugio a forza l’acqua con la medicina: lui mi teneva la mano e m’infilava dolcemente quell’anello d’oro, al suo interno scolpito il suo nome. Gli occhi mi tremano, mi sento debole: la medicina sta facendo effetto e Jessica mi aiuta a raggiungere il mio letto. Sono in un letto d’ospizio, il cancro mi sta uccidendo lentamente e sono solo una povera inferma, ma posso sempre ricordare: sogno di aprire quella triste finestra lì a sinistra e di vederlo, che mi tende la mano e mi fa salire sulla sua nuvola luminosa.

Ecco il mio breve racconto, che parte dalle parole in grassetto: provate anche voi, è molto bello se vi piace scrivere.
[ idea presa dal blog di Sara ]
Gennaio 4, 2008 at 9:18 pm
Che bel racconto, complimenti!
Gennaio 4, 2008 at 9:22 pm
grazieeee!
Gennaio 5, 2008 at 3:49 pm
Carino =) Carina anche l’idea e poi Dora è proprio un bel nome.
Gennaio 6, 2008 at 11:30 am
Chissà perchè dora..è il primo nome che m’è saltato in mente!
Gennaio 8, 2008 at 7:58 pm
Brava, veramente un bel racconto, hai un tocco originale nello scrivere, niente frasi fatte o melense o banali, ma pennellate vive.:o)
Gennaio 9, 2008 at 11:36 am
grazie!
*commossa*