Natale
Tra una settimana esatta è Natale. E’ Natale e rimpiango di non essere più una bambina. La piccola Julie e l’ancora più piccolo Pollo si riempivano di gioia quando in città comparivano le prime luminarie, quando facevano la sera quella lunga statale in macchina con la mamma dopo una domenica dai nonni e giocavano a chi contava più alberi di Natale nei giardini delle case dei paesini lontani, quando la casa si riempiva di grandi cesti pieni di leccornie; aspettavano con ansia l’8 dicembre, quando la mamma scendeva in cantina e tornava in sala con gli scatoloni colmi di palline colorate e lucine per addobbare il nostro albero spelacchiato, ma bellissimo; ricordo l’emozione della sera della Vigilia quando, dopo i tortellini in brodo, andavamo a letto sorridendo, sapendo che alle 7 del giorno seguente ci saremmo ritrovati ai piedi dell’albero a scartare mille pacchetti sgargianti, seduti sul teppeto nel nostro pigiamino e a piedi nudi. Da inizio dicembre era una continua attesa, un continuo fantasticare, più freddo faceva e più ci imbacuccavano in sciarpine e guantini più era Natale. E se c’era la neve, e allora magicamente nevicava sempre la Vigilia, l’allegria aumentava proporzionalmente al biancore della stessa. La casa profumava di mandarini e panettone, i nostri giochi sul tappeto della sala avvolti nel tepore del camino apparivano ancora più magici, la mamma era bellissima nei suoi maglioni colorati e soffici e il papà tornava prima dal lavoro. A Natale scomparivano i rancori, per noi bambini si creava una festa continua, fatta di balocchi e gentilezza, di doni e coccole. Ora siamo grandi, il piccolo Pollo quest’anno ci abbandona per andare a lavorare a L., sotto l’albero i pacchetti si sono fatti miseri, il tappeto e il camino sono rimasti nella casa vecchia, e della soffice neve nemmeno l’ombra. Temo che Natale sia fatto solo per i bambini e i pochi credenti autentici che sono rimasti, che se ne fregano della corsa ai regali e aspettano la nascita di Gesù. Per tutti gli altri il Natale cos’è diventato? Rimpiango di non essere più bambina, di non riuscire più ad assaporare l’attesa del Natale. Però posso dire che un briciolo di magia lo avverto ancora: aspetto con ansia il pomeriggio della Vigilia, quando impacchetterò i pochi regali per le persone che davvero contano, quando preparerò a mano, munita di cartoncino e pastelli, i bigliettini, quando cercherò di non bruciare nulla mentre con le mie sante manine cucinerò cookies al cioccolato per tutti (specialmente per Lui), quando mi preparerò accuratamente per la serata con Lui e per la Messa di mezzanotte. A cui vado solo per accompagnare la mamma, ma tant’è. E’ magica comunque, anche se dovrò sorbirmi panche su panche di pellicce e facce bigotte. Anche questo è Natale.

Julie* non più così nemica del Natale, desiderosa di scartare almeno un pacchettino e di pranzi in famiglia bagnati dal vino, senza l’ombra di una discussione.
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