Io e Annie

Sorseggio la mia spremuta d’arancia, all’attivo 1 sigaretta e mezzo e una intera mattinata con Lui. Sotto le coperte di prima mattina quando ho tentato invano di svegliarlo e mi sono addormentata, bevendo il nostro caffè con una puntina di latte, mangiando la nostra focaccia untissima e perciò buonissima, guardando il film che volevo vedere da una vita, “Io e Annie”, di Woody Allen con Diane Keaton.
Woody Allen non è capace di recitare. O almeno spero. Lo spero perchè mi piace pensare che sia davvero così. Complessato, insicuro, paranoioco, colto, semplicemente adorabile. Fa sempre la parte dell’uomo insicuro, che ha delle sue teorie schizofreniche su tutto, che non fuma ma fuma perchè è incredibilmente sexi con la sigaretta in mano (Manhattan), che l’analista è il migliore amico e incubo costante, costante parlantina e pensieri convulsi sui rapporti. Freud lo cita continuamente, continui riferimenti all’infanzia, conditi con battute esilaranti. E poi Diane Keaton. A tratti mi ci rivedevo dentro, nella sua interpretazione di Annie Hall. E i vestiti che indossava, gli occhialoni, le sciarpe, le cravatte. E il modo di parlare spesso convulso, le sue stesse paranoie. E lo sfondo di tutto è, ovviamente, New York. Woody Allen è un genio, io lo adoro. E mi capita sempre guardando i suoi film, e ne ho visti molti, di immedesimarmi a tal punto, di capire le situazioni come se le avessi provate anche io. Ed è così. Il rapporto tra Alvy e Annie. Così vero, giocoso, passionale, a tratti così intimo e bambinesco, così INCOMPARABILE, mi ricorda noi.
*
“Frattanto si era fatto tardi e tutt’e due dovevamo andare per i fatti nostri. Ma era stato molto bello, rivedere ancora Annie, dico bene? Mi resi conto di quanto era in gamba – stupenda – e, sì, era un piacere… solo averla conosciuta… e allora io… ripensai a cosa fosse l’amore. L’amore credo sia come una vecchia barzelletta, quella dove uno va da uno psichiatra e dice: “Dottore, mio fratello è pazzo, crede di essere una gallina”; e il dottore gli fa “e perché non lo rinchiude?” E poi lui risponde ” e così a me le uova chi me le fa?” Bè, credo corrisponda ai rapporti uomo-donna, e cioè che sono assolutamente irrazionali, pazzi e assurdi! Ma credo che continuino, e che la maggior parte di noi, ha bisogno di uova.”
*
Annie: Oh, sei in analisi.
Alvy: S-sì. Oh… da quindici anni appena.
Annie: Quindici anni?
Alvy: Sì, hm… adesso gli do un altro anno di tempo… e poi vado a Lourdes.
*
Alvy: Ho una concezione molto pessimistica, io, della vita. Devi saperlo, questo, sul mio conto, se dobbiamo frequentarci, mi spiego. Io… secondo me… io ritengo che la vita sia divisa in due categorie: l’orribile e il miserrimo. Sono queste le due categorie. Orribile sarebbero, non so, hm… i casi più gravi, mi spiego? Tutti i ciechi, gli storpi e così via.
Annie: Sì.
Alvy: Non so… Non lo so mica, come tirano avanti. Per me è qualcosa di stupefacente. Mi spiego? Miserrimo sono tutti gli altri. È tutto, tutto qui. Quindi, quando pensi alla vita, devi ringraziare il cielo se sei soltanto miserrimo, perché è… è una grossa fortuna… essere… essere miserrimo.
6 commenti