4 marzo 2007: L’Immortalità- Milan Kundera
Novembre 16, 2007
Un libro illuminante. “Kundera ha l’arte di dire nel modo più limpido le cose che è più difficile dire a se stessi“. Partendo dal gesto di una donna di sessant’anni che saluta il suo istruttore di nuoto ecco che si presentano fra le pagine altri personaggi, tutti, e dico tutti intrecciati fra di loro. Nel più semplice e ricco di temi romanzo che abbia mai letto. Un intreccio paradossalmente chiaro, visibile agli occhi. Come un percorso lineare intervallato da figure emblematiche, ognuna delle quali lascia un pezzetto di sè: dalla sua analisi comincia un ragionamento, una riflessione che trascende le sue vicende pur essendone l’essenza. Ma il percorso, una volta terminato il libro, lo si sente con chiarezza. Personaggi come Goethe e Bettina sminuzzati e analizzati. Analisi dell’uomo nella sua inutile brama d’immortalità; la fatalità degli incontri; l’indifferenza di un dio computerizzato; la precisione del nostro orologio ciclico personale; la complessità dei rapporti; il nostro io inafferrabile?
E’ un libro da rileggere. E’ un’ opera d’arte, e come tale va osservata per un pò. Va ripresa. Va studiata. Va compresa. Per ora mi piacerebbe scrivere alcuni pezzi del libro che mi hanno colpito. E naturalmente vi consoglio di leggerlo. Che ovvietà!
“se veniamo gettati nel mondo così come siamo, dobbiamo in un primo momento identificarci con questo lancio di dadi, con il caso organizzato dal computer di Dio: smettere di stupirci che proprio questo sia il nostro io“
“Solitudine: dolce assenza di sguardi”
“E poi, a quarant’anni, qualcuno per la prima volta in vita tua ti presenta uno specchio. Immagina lo sgomento! Vedresti un viso del tutto estraneo. E sapresto con chiarezza quello che ora non riesci a comprendere: tu non sei il tuo viso.”
“Le venne in mente che quel gesto era a disposizione di tutti e che dunque non le apparteneva”
“L’immortalità è una ridicola illusione, una parola vuota, un vento intrappolato in un retino da farfalle, se la paragoniamo alla bellezza del pioppo che l’uomo stanco guarda dalla finestra”
“Qui sta lo strano paradosso in cui incorrono tutti quelli che coltivano l’io col metodo del sommare: si sforzano di sommare per creare un io unico e inimitabile, ma poichè diventani istantaneamente propagandisti degli attributi sommati, fanno di tutto perchè quanta più gente possibile somigli a loro; avviene così che la loro unicità ricomincia a disperdersi rapidamente.”
“Non sapremo mai e come e perchè irritiamo la gente, in che modo risultiamo simpatici, in che modo risultiamo ridicoli; la nostra immagine è per noi il nostro più grande mistero.”
“Fra il mio io e quello degli altri esiste forse qualche contatto diretto senza la mediazione degli occhi? [...] Il nostro io è pura apparenza, inafferrabile, indescrivibile, nebulosa, mentre l’unica realtà, fin troppo facilmente afferrabile e descrivibile, è la nostra immagine agli occhi degli altri.”
“Sono le ali che mi battono in pett che mi spingono ad azioni che a te sembrano irragionevoli”
“Tanta la gente, pochi i pensieri: tutti pensiamo più o meno le stesse cose e ci passiamo a vicenda le idee, ce le prestiamo, le rubiamo. Però quando uno mi pesta un piede, il dolore lo sento solo io. Il fondamento dell’io non è il pensiero, ma la sofferenza, che è il più fondamentale di tutti i sentimenti. Nella sofferenza neanche un gatto può dubitare del suo io inconfondibile.Nella grande sofferenza il mondo scompare e ognuno di noi è solo con se stesso. La sofferenza è l’università dell’egocentrismo“
“Il ventenne che s’iscrive al partito comunista o che va sui monti con il fucile a combattere con i partigiani è affascinato dalla propria immagine di rivoluzionario, attraverso la quale si distingue dagli altri, diventa se stesso. All’origine della sua lotta c’è l’amore esasperato e insoddisfatto del proprio io, al quale vuole dare contorni nitidi per poi inviarlo sulla grande scena della storia, dove sono puntati migliaia di occhi“
“La persona che amate per voi conta più della creazione di Dio, più della vita”
“Quel che nella vita è insostenibile non è essere ma essere il proprio io“
“La somma dell’utilità di tutta la gente di tutti i tempi dà come risultato esattamente il mondo così com’è oggi. Da ciò deriva: non c’è niente di più morale che essere inutili“
E potrei andare avanti per ore a riportare passi che mi hanno colpito ma, giusto per tornare sulla terra e smetterla di pensare, devo andare ad apparecchiare, costretta con la forza. Buona domenica e buon ritorno ai treni e ai libri.
Marzo 21, 2009 at 11:08 am
Anch’io trovo che l’immortalità sia uno dei migliri lavori di Kundera: traspare la ricerca di libertà di spazio, d’infinito e di leggerezza