Julie

Fatto!

Pubblicato in Senza Categoria da Julie il Novembre 16, 2007

Ce l’ho fatta, ho riportato qui tutti i post che mi interessavano. Buona lettura!

( io mi catapulto sui libri fino a martedì )

12 novembre 2007: Filippo e Gabriele, morti per cosa?

Pubblicato in Senza Categoria da Julie il Novembre 16, 2007

Morti per cosa? Questa è la domanda che mi pongo io in queste ore, come me la sono posta il 2 febbraio di quest’anno, dopo gli scontri di Catania. Ora non bisogna pensare soltanto ai poveretti che sono morti, contro chi si debba ora puntare il dito, non bisognerebbe cominciare a divinizzare le vittime per questa o quella fazione (politica). Bisogna andare più indietro, non soffermarsi solo su quanto è accaduto. Perchè si tratta solo della conseguenza di qualcos’altro. Poca sicurezza negli stadi? Sì, ma voglio andare ancora più indietro. Io, premetto, non sono una tifosa. Anzi. Sono contenta se il Milan vince così Lui non si lamenta troppo, sono contenta se l’Italia vince ma il giorno dopo me ne sono già dimenticata. Quindi io appartengo alla categoria che del calcio proprio se ne fotte. C’è un’altra categoria, quella dei tifosi: amanti del calcio, ferventi sostenitori di questa o quella squadra, gente che ama andare a vedersi le partite in compagnia, che tiene particolarmente all’esito delle partite della squadra del cuore. Con diverse sfumature, dal tifoso doc a quello un pò più disinteressato, diciamo. E poi ci sono loro, gli ultras: generalmente si tratta di gente che fa del calcio la sua ragione di vita ( e detto questo mi potrei anche fermare qui…), gente violenta, che ostenta durante le partite bandiere di vetuste e sconfitte  dittature, dalle svastiche alle immancabili celtiche, gente che ti vede in giro con la maglietta della squadra avversaria e gli viene il sangue al cervello e ti ammazzerebbe con le sue mani. Questo è tutto quello che so sul calcio e sulla parte di società organizzata che gli gravita attorno.

Certo, sono generalizzazioni, ma abbastanza fedeli, riconoscetemelo. Non tutti gli ultras sono come li ho descritti, forse siamo intorno a un 99% però. Siamo onesti. Quindi io mi chiedo non solo come si faccia a vivere avendo come unico (o quasi) interesse una squadra di calcio, ma come si arrivi a picchiare e a uccidere in nome di una cosiddetta “fede calcistica”. Mi chiedo come si possa arrivare ad una rissa, a tirare fuori bastoni e altre armi improvvisate, come si possa litigare per una squadra, per una pulciosissima partita. E’ il motivo scatenante queste guerriglie che spaventa. Che sia una partita andata male, un tifoso della squadra avversaria che guarda male. Questi sono dei motivi per scatenare un vero  e proprio campo di battaglia? Questi sono motivi per cui morire?

E poi, così come per Raciti, cominceranno a strumentalizzare anche il nome di Gabriele Sandri. L’uno eroe per i poliziotti, l’altro per la tifoseria laziale. Eroe? Forse ci si sbaglia con i termini. Io sono profondamente addolorata per le loro morti, ma per la morte di due persone in circostanze che io trovo surreali e raccapriccianti, non sono addolorata perchè è morto un poliziotto o un tifoso della lazio. Anzi, non nutro particolari simpatie per nessuna delle due “categorie”. Bisogna finirla di usare la morte per supportare cause inutili. Vediamo le cose per come stanno. Gli ultras nella maggioranza dei casi non sono altro che un branco di ragazzi repressi che sopravvalutano l’importanza di una partita di calcio e che aspettano di andare allo stadio per menare le mani, alcuni poliziotti spesso si dimenticano che quella che hanno in mano è una pistola e tanto quanto gli ultras degenerano e con pistole e manganelli ci si divertono anche parecchio. Lo schifo sta da entrambe le parti. Così come ci sarà anche qualcosa di buono, chi lo sa.

Perchè quando succedono eventi come questo, non si cerca di evitare che riaccadano ma al contario ci si rintana ognuno sulle proprie posizioni fomentando ancora di più l’odio reciproco? E lo Stato dov’è? La legge se ne strafotte? Dov’è? Qualcuno me lo spiega perchè invece di andare al CENTRO del problema si fanno polemiche sul fatto che “per un poliziotto si è fermato il campionato e per un tifoso no”? Che senso ha fermare il campionato?

 E’ questo allora il problema?Il problema è stabilire se i cattivi sono i poliziotti o gli ultras della Lazio?

E a cosa servono ora tutte le fotografie del povero Gabriele su blog, fotolog ecc messi forse da gente che se fosse stata in quell’autogrill ieri mattina avrebbe fatto volentieri parte della rissa?

E poi qualcuno me lo spiega se i poliziotti sono bravi o sono cattivi? Perchè quando un poliziotto usa violenza o ammazza un ragazzo dell’estrema sinistra è decisamente uno che doveva difendersi e ha fatto bene a eliminare uno che va nei centri sociali e poi incendia le macchine e che schifo manco si lava quel comunista ecc e quando succede che i poliziotti fanno lo stesso magari con dei fascistelli che vanno a fare risse tali e quali a ogni altra rissa allora diventa un lurido poliziotto? Questa si chiama strumentalizzazione. E fa veramente schifo. Vuol dire che non si analizzano MAI i fatti in sè, ma si parte sempre da pregiudizi, da presupposti e preconcetti che grondano di ideologie stantie, figlie del più bieco qualunquismo. E allora vediamo i fatti per come essi sono, e vediamo le persone non solo per come si vestono e quale cazzo di divisa portano.

11 novembre 2007: Polentata, Blake, dostojevski e inizio della settimana di fuoco

Pubblicato in Senza Categoria da Julie il Novembre 16, 2007

In questi giorni ho scoperto quanto sia bello portare un basco viola, che Blake aveva una gran personalità e dovrò leggere qualcosa, che non voglio più preoccuparmi di cosa gli altri dicono di me, che questa settimana dovrò spendere ogni minuto libero sui libri, che non vedo l’ora di vederlo tra qualche ora, che ho voglia di polenta bollente col formaggio filante, che non mi ricordavo un cielo così azzurro ed una Sacher così buona, che mio fratello in fondo ha bisogno delle mie parole, che ho voglia di leggere tutte le sere prima di dormire come facevo sempre, che ne ho piene le palle delle parti sempre uguali di Antony Hopkins, che ho bisogno di una visita da un dottore che mi fa moolto paura, che New York si avvicina sempre di più, che mi mancano le coccole al caldo senza null’altro da fare.

Stasera polentata, e da domani parte la settimana di fuoco.

[ Ho finito L'innocenza, della Chevalier: è sempre la stessa storia, io adoro come scrive. A quando il prossimo libro? E stasera s'inizia Delitto e Castigo. Ce la farò? ]

LO SPAZZACAMINO

Cosino tutto nero fra la neve,
Strilla in tono dolente “’zacamino”.
“Dimmi, il babbo e la mamma dove sono?”.
“Sono andati alla chiesa per pregare.
Poiché stavo contento in quella plaga,
Ed in mezzo alla neve sorridevo,
Mi hanno vestito in abiti di lutto,
Ed insegnato i canti del dolore.
E siccome in lietezza ballo e canto,
Ignoran che m’han fatto tanto male,
E stanno a pregar Dio, i Preti e il Re,
Che un paradiso fan di nostre pene”.

Willam Blake, Canti dell’innocenza e dell’esperienza

blake

10 novembre 2007: che fatica

Pubblicato in Senza Categoria da Julie il Novembre 16, 2007

Andare all’Orio Center è sempre un’impresa. Soprattutto un sabato pomeriggio. Ma quando stai risparmiando da mesi ormai, quando i tuoi soldi si accumulano ma non possono essere spesi, sarebbe da pazzi rifiutare un pomeriggio di spese con la mamma (=soldi) e la sua amica spendacciona più la figlia superviziata l’amica di lei piena di soldi. Mia mamma, solitamente tirchia, con questa sua amica si trasforma, mi prenderebbe i negozi interi. E io che faccio, non vado? Poi ste cose si fanno due volte all’anno, e come ben sapete avevo bisogno di qualcosa di pesante. Quindi, ricapitolando gli acquisti: da H&M borsa nera in finta pelle capientissima e con una forma bella morbida che adoro, una pashmina morbidissima nera, un cappellino viola da parigina (sapete, quelli che nelle illustrazioni sono in testa o al pittore o alla francesina di turno, avete capito sicuramente), e da Athletes World una giacca antivento e dentro caldissima nera, con il cappuccio senza pelame vario che odio. Più una sciarpona a righe verdi e grigie per il mio fratellino che oggi compie 19 anni, e si ritrova con degli amici che prenderei a calci nel culo, dal primo all’ultimo. Ma lasciamo perdere.

Dopo ore in quel carnaio odiavo ogni cosa che vedevo, odiavo le ragazzine starnazzanti, volevo fumare e tutte le porte erano chiuse, mal di schiena, la consapevolezza che non ce l’avrei mai fatta ad andare alla sua partita. E infatti, uffa. Oltretutto sono stanca morta, stasera col cavolo che esco. Domani mattina prima di campionato di basket di nostri amici, dove Lui non ci sarà perchè lavora. Pomeriggio tappata in casa a studiare (cazzo l’esame si avvicina!) e la sera Lui mi verrà a prendere, e andremo insieme a casa di P. a mangiare polenta taragna e a bere, tutti insieme. Non vedo l’ora. L’acqua sta bollendo. La camomilla mi aspetta. Scusate questo post inutile, ma volevo dirvi i miei acquisti, scroccati a mia mamma. A presto, con post più seri, e magari quando riesco a ragionare.

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3 novembre 2007

Pubblicato in Senza Categoria da Julie il Novembre 16, 2007

oggi ho fatto gli esami del sangue ago il sangue che scorre sei sicura che vuoi fare la donatrice all’avis stomp cado per terra credo di essere svenuta sì sei proprio svenuta sciocchina forse è meglio che ti mangi una caramella invece io esco aaaah mi ci voleva proprio una sana boccata di fumo arranco sulla strada per venire da te altro che fase rem ancora dormi e questo penso mentre arranco sulla strada ovviamente in salita e rischio un altro stomp più incidente stradale tra le coperte un sonnellino senza sangue oh cazzo ma domenica ho fumato qualcosa ma sei scema dormi che hai fatto dei banalissimi esami del sangue cosa ci fai con gli occhi sbarrati carezze una moribonda senza sangue e zucchero potevo prenderla però quella caramella che cretina che sono la solita mi sono fatta fregare anche il posto plop il brasato surgelato si riscalda in mezzo alle mille verdure il forno ti dice che la tua pizza è pronta io mi pappo il super brasato decongelato perchè non sono capace di dire no il brasato mi fa proprio cagare e voglio la tua pizza che tu non lo sai ancora ma si brucerà ma io la voglio lo stesso penso mentre ingoio un pezzo di sedano puah grasso mi vengono in mente le scene del video dove uccidono gli animali con delle randellate in testa conato di vomito ma non posso e mi rassegno ti piace mmmmh buonissimo davvero me lo faceva sempre mia mamma da piccola dico ma quando ero piccola non mi venivano in mente i video shock della peta e allora potevo mangiare senza rischiare di sboccare nel piatto ma questo non lo dico e sorrido quando ti guardo e tu hai capito che sto soffrendo ma ecco i simpson the simpsooon ta da da da da una bella puntata ma voglio solo abbracciarti e bere un caffè bollente zuccherato con una sigaretta e dimenticare il brasato mi abbracci ridi rido bacino dai che ci sono i simpson poi dobbiamo andare ancora in ospedale a trovare il mio nipotino e mia nonna che bello penso e sono sincera perchè il tuo nipotino è il più bel bambino biondo con gli occhi di smeraldo che ci sia e la tua nonna mi fa piacere conoscerla anche se nel reparto di chirurgia vascolare non è il massimo mi ritrovo con sua sorella la mamma dell’occhio di smeraldo nell’oasi fumatori della pediatria ma ecco arrivano due bulimiche giuro due bulimiche che ci guardavano e fissavano le nostre gambe magre e io volevo solo nascondermi e basta cazzo che brutto che fortuna tutte le fortune penso non solo sto bene ma pure magra starà pensando la poveretta non ci penso già più da egoista e sorrido quando ti vedo parlare con la tua nonna e mi sembri un bambino verrei lì e ti morderei da quanto sei dolce come la big bubble che mi offre il tuo nipotino e improvvisamente mi sento che voglio bene a tutti come sotto un effetto strano e non mi capita sempre come passeggiare per le vie di londra nel luglio 2006 e aver voglia di baciare la terra da quanto sei felice su di te con te per te litigando sul 2 novembre e su cose che ci fanno ridere e basta e le risate sono vere e solo loro possono essere la valida testimonianza di chi siamo davvero l’energia scorre ed è l’unico pensiero l’unica cosa per cui vale la pena in quel secondo e forse capisci che sei felice ma arrivi la sera che sei stremata da tutto stremata di vita e di pelle e di idee e forse inizi a scrivere una specie di storia privatissima ma adesso voglio una sigaretta e il mio piumino mi sembra di aver detto abbastanza

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31 ottobre 2007: uff, che noia

Pubblicato in Senza Categoria da Julie il Novembre 16, 2007

Tazza di thè verde tra le dita, Lui ricciolo più che mai che arrampica, il libro alla mia sinistra che non vuole aprirsi. Pensieri su cosa significhi “essere strani”, dopo aver letto un blog. E’ essere strani amare leggere? E’ essere strani vestirsi secondo i propri gusti personalissimi? E’ essere strani essere innamorati in modo particolare ed esclusivo di una sola persona? E’ essere strani fare Filosofia all’università? E’ essere strani non avere come sogno nel cassetto di fare la velina o la letterina? No. Non è essere strani. E’ avere un minimo, e dico un minimo di cervello. E’ rendersi conto che forse c’è qualcosa di più innalzante e profondo e soprattutto INTERESSANTE di andare in discoteca ogni week end e pensare solo a quello. E’ semplicemente decidere di essere come si è, di avere una propria personalità, di seguire la propria natura. Non è importante se si viene tacciati con il nome strano.

Ci vogliamo rendere conto una volta per tutte che sta andando tutto a puttane (passatemi sto francesimo, va)? Che non si trova più, o quasi, qualcuno che legga un libro? Qualcuno che si distingua dagli altri? Non dico dei geni, delle personalità talmente stravaganti e particolari da farti girare la testa. Dico, è mai possibile che tutti sono uguali a tutti? Che se non vai a ballare sei out? Che se dici qualcosa d’intelligente o che non riguardi calciotelevisione”moda”discoteca ti guardano tutti come storditi?

Tutto uguale, tutto uniformato, tutto stereotipato. Uff, che noia.

Siamo (sono) la generazione dei luoghi comuni e della banalità? Almeno laHarend ha scritto “La banalità del Male”, cioè lì si parlava di persone crudeli perchè non pensanti. Almeno c’erano le cosiddette tinte forti, c’era di mezzo l’odio, la cosa era stimolante. E’ stimolante cercare di capire come si poteva raggiungere una tale malignità, arrivando alla conlcusione che il Male negli uomini non era radicale (esisterebbe solo il Bene radicale, mah) ma soltanto BANALE. Adesso cosa si potrebbe scrivere? Adesso non si pensa e punto. Io certe persone davvero le processerei, come avevano fatto con Himmler (l’essere non pensante per definizione). Chiederei, indagherei sulla loro superficialità. Su come si faccia a basare la propria vita su: scuola, vestiti, canzonette, vuoto. Ecco, poi forse li lascerei liberi. Ma solo dopo aver letto almeno un milione di libri. Forse.

29 ottobre 2007: brutti incontri

Pubblicato in Senza Categoria da Julie il Novembre 16, 2007

Perdere quattro treni il lunedì mattina. Arrivare trafelata in stazione credendo che siano le 11 e 10 (cioè tardissimo) quando in realtà sono le 10 e 20. Instaurare una interessantissima conversazione con un viscido personaggio sui 35 che per tre quarti d’ora ha cercato di darmi il suo numero di telefono. Stretta di mano unta e vomitevole, non voluta. Tu, tutto il giorno in università. Ritorno in stazione. Di nuovo il viscido personaggio che mi aspetta, che mi segue. Terrore. Passi veloci. Non mi accendo neanche una sigaretta. Sarò troppo ansiosa, tutto ciò sarà anche un caso, ma vi assicuro che non è piacevole. C’è una grossa taglia sulla sua testa, che il mio ragazzo è smanioso di conquistare. La sola idea di rivedere quel tizio m’inquieta. Che begli occhi che hai. Ci rivediamo. Peccato. (GHIGNO) Lo so perchè non vuoi il mio numero, perchè poi non lo cancelleresti. Tutto ciò fa più paura di quello che dovrebbe. Questa sottigliezza. Questo credere che io sia interessata a lui. Solo per il fatto che non l’ho mandato a cagare, mannaggia a me e alla mia educazione, alla mia gentilezza, al mio non riuscire a mettere gli altri al loro posto. E l’insistenza, quel non mollarmi neppure un secondo, osservare il più minuto battito di ciglia, il contare i minuti che ha per convincermi ad accettare quel suo fottutissimo e inutile numero di telefono. 7 minuti per convincerti. 6 minuti. 5 minuti. 4. 3. 2. 1. Allora ci vediamo.

 L’ INSISTENZA.

Il sentirmi privata del mio spazio da un perfetto sconosciuto, che voglio rimanga un perfetto sconosciuto. Il sentirmi aggredita con le parole, con lo sguardo. Quel ci vediamo come agghiacciante monito. Il fatto che al mio ritorno, ore dopo, era ancora lì. Era tornato lì. Starò esagerando, ma ho paura. In compenso Lui non l’ho mai sentito così protettivo, così preoccupato per me. Allora non sono solo io che mi paranoizzo. In effetti di gente strana ce n’è. Meglio stare attenti. E domani mattina mi viene a prendere lui, anche se non ce n’è bisogno davvero! No vengo, preferisco così.       Amoremio.

Tutto questo dopo la burollata di ieri sera, dopo tutto quel’alcol etc che ha strascicato i suoi effetti anche oggi, quel saporaccio in bocca, la testa come ovattata, la sensazione di aver voglia di dormire ma di essere troppo nervosa per farlo. Ancora il libro intonso, cazzo. Altro che maniaci, qui si deve studiare.

* preparazione borsa di scuola e piscina, vestiti, soldi per la ricarica, viso, mani, camomilla, letto, Glamour nuovo, L’Innocenza. E poi dormire un sonno si spera tranquillo, mi rifiuto di farmi spaventare da quello che con tutta probabilità è solo un poveretto.

** domani mattina studio intenso: entro mercoledì DEVO FINIRE quel libro, e iniziare il terzo, perchè il cazzeggio è PERENTORIAMENTE finito.

[ e tanto ci sei tu che mi proteggi ]

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28 ottobre 2007: vita (me ne fotto, ho voglia di leggere)

Pubblicato in Senza Categoria da Julie il Novembre 16, 2007

Vita

burolle vino e risate

e avere tanti pensieri

e tanta poesia in questo

e andate affanculo voi persone giuste

io mangio burolle

mi sporco le mani

mani nere

scottate

e sono innamorata

e pazza

23 ottobre 2007: like a rollin’ stone

Pubblicato in Senza Categoria da Julie il Novembre 16, 2007

Like a rolling stone

Quando ascoltare Like a rolling stone mi ha mai fatto emozionare così tanto? Adesso, e al concerto. Ma adesso, che cosa inaspettata.

[ sentendomi viva, ora più che mai, e fortunata e innamorata e pronta ad affrontare qualsiasi cielo grigio ]

Take me on a trip upon

your

 magic swirlin’ ship

20 ottobre 2007: pausa dallo studio mattutino

Pubblicato in Senza Categoria da Julie il Novembre 16, 2007

L’altro giorno, prima che il virus s’impadronisse di me e prima che le mie vie respiratorie si contaminassero, ho preso coraggio e sono andata a disturbare la mia professoressa di diritto dell’Unione Europea, che era ovviamente in pausa pranzo. Donna minuta, inglese nei suoi abitini e foulard, occhi blu e mani sobrie. Avevo bisogno di parlare con qualcuno del mio futuro. Lei, gentilissima, mi ha invitata nel suo studio: Mi lasci finire questo panino, mi bevo un caffè e la aspetto su nel mio studio, quando vuole.

Cioè, io la disturbo nel bel mezzo dei suoi dieci minuti di pausa e lei ben volentieri mi ascolta, è ben felice (o almeno credo) di sentire cosa ha da dirle una studentessa che non può frequentare il suo corso (a malincuore, ma perderò delle lezioni quando sarò a New York). E’ sorpresa quando le dico che non è solo del libro che dovrò studiare da non frequentante di cui le vorrei parlare, ma che vorrei da lei un consiglio, che non sapevo con chi parlare. Questa poveretta chissà cosa si aspetta quando sorseggia elegantemente il suo caffè, quando tacchetta verso il suo ufficio. Un pò tremante vado all’appuntamento, le spiego che mi piacerebbe lavorare un domani in una organizzazione internazionale che fa davvero qualcosa di buono, cosa devo fare, come devo muovermi però. Panico. Cosa avrei già dovuto fare? Chi mi sorpasserà? Mi rassicura. L’importante è che impari le lingue bene. Che cominci a guardarmi i film in inglese e tedesco. Che mi abboni al Time. Che faccia dei corsi di conversazione. Che finisca bene e in tempo l’università. Non c’è fretta. Ora s’impegni, faccia bene tutti gli esami del 3° anno, poi torni da me, che se vuole la indirizzo verso degli stage all’estero per vedere davvero chi sta male. Cosa preferirebbe? Cambogia? Serbia? Namibia?

Mi gira la testa, ma quella donna minuta e determinata mi ha detto quello che volevo sentire. Che non c’è fretta. Che ora devo pensare all’università, a sistemare le lingue. E come se mi avesse detto per mezzora rilassati, non c’è nessuna fretta.

Sono uscita da quell’ufficio soddisfatta, soddisfatta per essermi proposta così a una docente, per essermi esposta, per aver chiesto quello che volevo chiedere da mesi. Ora so cosa devo fare. E poi, se mi andrà male, il bene lo potrò sempre fare. Magari da uno studio di diritto internazionale, o chissà cos’altro.

[ New York, meno quarantasei ]

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